I ricercatori meritano sicurezza? O cercano guadagno? L’Italia non gli offre ne una ne l’altro…


Su Innov’azione viene riportato un articolo del Corriere Online, sulle retribuzioni e i contratti dei ricercatori in Italia. Sono un po’ perplesso…

Più della metà dei ricercatori scientifici, assunti con contratti di
collaborazione e quindi ‘precari’, guadagna tra gli 800 e i 1.200 euro
al mese.

Non è granché, quello è sicuro. Ma sono più importanti i soldi, il tempo libero o la sicurezza del posto?

Va considerato che il 50%, e quindi un ex co.co.co. su due, lavora più di 38 ore alla settimana

Perché sarebbe meglio che lavorassero di meno? Farebbero meno danni o potrebbero dedicarsi alle loro passioni? Ma non dovrebbe essere la ricerca la loro passione? Se non lo è farebbero comunque meglio a fare qualcosa d’altro.

si è precari sempre più in là con gli anni: uno su 4 ha più di 35 anni
(26% del campione) e di questi circa la metà ha più di 40 anni. Le
ripercussioni sulla famiglia sono immediate: basta pensare che l’82%
degli interpellati non ha figli.

Forse vivo in un altro mondo. Ma di nuovo, non fai i figli perché hai la sicurezza (vera o finta) ma perché li vuoi. La sicurezza dei 3 milioni di lavoratori statali italiani al momento è vissuta dal resto del paese come un peso sulla competitività, sull’efficienza e penso che anche tra gli statali ci siano molti che vorrebbero che alcuni dei colleghi venissero svegliati a forza di pedate nel sedere.

PS: …anche l’articolo del Corriere mi sa è scritto da un precario, non firmato, non tanto elaborato (se non una o due frasi introduttive) ma più di riporto dei dati di uno studio sindacale che hanno ricevuto.