La qualità della vita in Italia se confrontata con gli USA


In Italia è sport nazionale parlare male delle condizioni locali, qualche volta dimenticandosi di quanto c’è di buono nel paese. Vista dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, l’Italia può essere un posto dove la qualità della vita rimane invidiabile. Come nell’esempio riportato da Bruce Sterling sul blog di Wired, da un’intervista in SFrevu a Cory Doctorow, scrittore di fantascienza innovativo nel linguaggio e nell’approccio al mercato:

SFRevu: Ho sentito diversi numeri, da 10 a 20 suppergiù, su quanti pianeti terra ci vorrebbero per dare a tutti lo standard di vita “americano”. Mi sono sempre sembrate delle valutazioni strampalate dato che a) gli americani soffrono da sovrabbondaza e b) le informazioni non consumano risorse per essere replicate. Perlopiù. Cosa ne pensi?

Cory: Beh, gli Stati Uniti hanno una serie di strane inefficenze nel consumo, specialmente via dalle città costiere dove veniamo incoraggiati a possedere una casa e una macchina moltro più grandi e più beni materiali di quanto abbiamo bisogno. Mi piacerebbe di più sapere quanto ci vorrebbe per dare ad ogni persona sulla terra il tipo di vita di cui godono in città europei di secondo piano e dal costo di vita moderato come Firenze. Posti dove si può camminare, con gastronomia incredibile, design, artigianato, scuole, diversità razziale, ecc. Posti con trasporto pubblico che funziona, e con una percentuale di proprietà privata di automobili elevata, così come una copertura sanitaria universale, università gratuite o poco costose e una assenza rinfrescante di un teatro di sicurezza paranoico che mira ad eliminare sostantivi astratti come “terrore”.

Sinceramente lo stile di vita americano fa schifo. I media sono una merda. Il cibo è pessimo. Spendiamo troppo tempo nel traffico è troppo tempo a sistemare una McCasa mal costruita che ha l’ergonomiadi un posto turistico su una linea aerea economica. Aggiungiamo a questo la mancanza di copertura sanitaria (ho appena ascoltato una presentazione di Stanford sulla coppia americana che citava uno studio che ha stabilito che il fattore più determinante nella futura felicità di una coppia è se entrambi hanno la copertura sanitaria), l’enorme differenza di ricchezza tra poveri e benestanti, l’educazione superiore follemente costosa, un tasso di mortalità infantile che sembra presa direttamente dall’Inghilterra vittoriana, e un apparato di sicurezza nazionale che mi ficca il pugno su per il culo ogni volta che devo andare in aereo e non penso che questo paese sia un grande paragone per la qualità della vita.

L’America ha molto di cui andare fiera — innovazione, il Bill of Rights, un desiderio di lasciare la lingua mutare in forme interessanti ed eccitanti, ma il modo di vivere medio non è la virtù principale dell’America.”

Il fervore del disagio è evidente, penso, così come l’intolleranza verso i luoghi comuni di mezzi di comunicazione incompetenti che proiettano un’immagine insostenibile e non veritiera di un paese che periodicamente torna alla ricerca di se stesso e nel processo viene cambiato. L’Italia, meno innovativa e rivoluzionaria, spesso in fondo a statistiche di modernità, guadagna in questa visione per la solidità del buon senso che si traduce in un affidabile tessuto sociale.