Varcare il divario mentale


 

Venerdì 20 marzo parlerò a Milano, alla sede dell’associazione FAST nell’ambito dell’evento Nati Digitali a cui partecipano nella mattinata Derrick de Kerckhove, Edoardo Boncinelli, Giovanni Biondi, Gianni Degli Antoni, Paolo Ferri, Piercesare Rivoltella e Paolo Liguori.

Il mio intervento sarà “Varcare il divario mentale“.

Assumiamo troppo facilmente che la differenza di approccio nell’affrontare i problemi possa venire identificata con un semplice cambiamento generazionale. Sì, qualche volta può essere così! Per esempio, le rivoluzioni culturali del ’68 sono state comodamente analizzate attraverso questa semplice interpretazione. In tempi di accelerazione del cambiamento tuttavia, dato che diversi gruppi di individui possono rispondere diversamente alle sollecitazioni che subiscono, potrebbe essere più opportuno effettuare delle categorizzazioni diverse. Cercando di non confondere cause ed effetti, ci si può quindi chiedere quando si parla di divario digitale che cosa la caratterizza oltre all’elementare divisione generazionale.

La nostra visione del mondo viene profondamente influenzata dai modelli che costruiamo per interpretarlo. Ai tempi di Newton una visione meccanica che nasceva dalla scoperta delle leggi della gravitazione universale portava a rappresentare l’universo come un meccanismo ad orologeria. Quando nasce una visione digitale del mondo? Invece di iniziare questo periodo dall’invenzione del calcolatore potrebbe essere ragionevole ricondurlo ancora a prima, cioè al momento di quelle scoperte che hanno reso possibile i computer stessi. La scoperta dell’effetto fotoelettrico da parte di Einstein, che gli valse il premio Nobel e non la scoperta della relatività ristretta che era contenuta già nelle equazioni di molti suoi predecessori, e questa scoperta che apre la strada verso la visione digitale dell’universo.

Ci vuole tempo perché un cambiamento di paradigma possa arrivare a colpire la vita quotidiana di tutti in tutte le società del pianeta. Scrittore di fantascienza William Gibson esprime questo concetto in modo molto efficace dicendo “Il futuro è già qui. Solo non è ancora uniformemente distribuito.” Sembrerebbe quindi che ci siano voluti davvero cent’anni perché il futuro rappresentato dalle scoperte di Einstein arrivasse a colpire tutti e a farci accorgere del mondo digitale attorno a noi. Qual è il problema quindi?

Nel passato il cambiamento generazionale all’interno delle società era garantito dalla mortalità naturale, dall’usura dei corpi della mente, se non addirittura dalle guerre che falciarono intere fasce di popolazione. Oggi invece, per citare un altro efficacissimo divulgatore contemporaneo, Bre Pettis, che ha un approccio estremamente pratico ai problemi, ci capita che “Le cose cambiano più in fretta di quanto riusciamo a morire”.

Quando osserviamo fenomeni che possono confonderci, se non addirittura spaventarci a causa dell’apparente imperscrutabilità dei loro parametri e delle loro conseguenze, può capitare che confondiamo le manifestazioni delle conseguenze di questi con la sostanza delle loro cause. C’è addirittura il proverbio: “Quando il dito punta alla luna, lo stupido guarda il dito!”

Per fare un esempio concreto, mi sembra alquanto sorprendente se non addirittura ipocrita l’atteggiamento che attribuisce a YouTube la capacità di causare il bullismo e pretende di eliminarlo spegnendo questo canale di comunicazione, invece di riconoscere che il nuovo mezzo ha portato ad un nuovo grado di visibilità qualcosa che da una parte esiste indipendentemente da esso, e che dall’altra parte non può che essere l’espressione di cause sociali più ampie e profonde.

I nuovi mezzi che ci permettono di imparare come raccontare il mondo attorno a noi e che corrispondono alla naturale espressione dei nuovi modelli che abbiamo del mondo, devono essere dotati della potenza delle libertà che meritano. Non ci rendiamo conto che la forma della nostra cultura e i suoi contenitori sono contingenti ad una particolare epoca e ad una particolare tecnologia. Nel medioevo degli incunaboli la lettura non poteva essere un passatempo di massa. Nel 20º secolo della produzione industriale di libri di autori sono spinti a produrre romanzi di 1000 pagine. La prossima diffusione ampia dei lettori di libri elettronici porterà sicuramente a forme letterarie che oggi potrebbero essere impensabili. Quali gemme nasceranno dai romanzi di 10 pagine?

L’accesso universale alla conoscenza deve essere riconosciuto come un dato di fatto. La classica ricerca scolastica non può più consistere nella passiva raccolta delle informazioni relative ad un argomento ristretto. Si può e si deve alzare la posta in gioco puntando per esempio direttamente all’analisi critica delle fonti oppure alla raccolta comparativa di diversi punti di vista che ampliano e approfondiscono la conoscenza. Le forme statiche della conoscenza rappresentate dai libri non sono eterne e possono cambiare anche radicalmente. Questo non può che essere vero anche per quella forma dinamica di analisi e di trasferimento della conoscenza che chiamiamo scuola! Siamo pronti a rivalutarla e a chiederci quali debbano essere i suoi scopi e come la dobbiamo apprezzare perché li possa raggiungere?

Con il passare del tempo anche quelli con una mentalità più conservatrice che non si appassiona al nuovo con facilità dovranno affrontare momenti sempre più frequenti dell’esistenza in cui i mezzi digitali dell’interazione sociale non si potranno più evitare. Vivremo tutti quanti una vita più digitale dove le nostre identità si proietteranno con caratteristiche diverse, lasciando tracce che impareremo a riconoscere e a gestire con la necessaria flessibilità e granularità. I passaggi canonici dall’adolescenza alla vita adulta dove una persona può affrontare la creazione ex novo di un’identità senza che il suo ambiente possa influenzarla pregiudizievolmente saranno sostituiti da diverse modalità del mondo in cui le reti sociali saranno un tessuto organico persistente e onnivoro attorno a tutti noi.

Ecco un ultimo esempio di quali affascinanti opportunità offre il mondo nuovo: IGEM International Genetically Engineered Machines, il concorso internazionale per la creazione di organismi geneticamente modificati a cui partecipano le scuole secondarie di tutto il mondo. L’anno scorso è stato vinto dal team della Slovacchia!